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Yoga del Kashmir (Lorella Conio)

Lo Yoga tantrico non duale del Kashmir, è espressione della via mistica dello Shivaismo tantrico, probabilmente la più antica via spirituale praticata in oriente. Risale a oltre 8-9000 anni fa, originaria della Valle dell'Indo. E' stato detto che il Tandava, la danza mistica di Shiva, era l'unica pratica che facevano gli yogi e le yogini alle origini, e che durante la danza, si fermavano a volte in posizioni così confortevoli, così belle, così libere, che vennero in seguito codificate e diventarono gli asana dell’Hatha Yoga.
Lo Shivaismo è una via inclusiva, che abbraccia l'essere umano nella sua totalità, che trascende i concetti dualisti di puro e impuro, giusto e sbagliato, bene e male, risolvendoli nella non dualità della coscienza immacolata, sostanza di ogni cosa. Non rifiuta i sensi, anzi li considera degli agili destrieri da cavalcare per arrivare alla loro radice, e apprezza la bellezza della manifestazione tutta.
Lo yoga tantrico non duale del Kashmir propone l'esplorazione del corpo, attraverso i sensi, per la gioia di lasciarlo dissolvere nello spazio infinito del cuore. E' la fine dell'ego, del pensiero differenziatore, il sorgere di una spontaneità gioiosa che si irradia in ogni direzione.
In modo particolare lo Shivaismo Tantrico del Kashmir del maestro Eric Baret propone uno straordinario approccio attraverso il corpo e il respiro, che si esprime in una esplorazione profonda delle costrizioni fisiche e mentali grazie al risveglio della sensorialità. Questo yoga di antica tradizione è un percorso per ritrovare equilibrio ed armonia con se stessi e con il mondo attraverso una pratica globale che tiene conto di ogni aspetto della persona: fisico, respiratorio e mentale attraverso la pratica degli asana, posizioni e movimenti compiuti nel pieno rispetto della propria sensibilità risvegliata mediante l’ascolto meditativo. Il pranayama (respiro) migliora la gestione del flusso respiratorio e libera dagli affaticamenti mentali, dharana (concentrazione) e dhyana (meditazione) agiscono sulla sfera emotiva stabilizzandola.

La specificità di questo approccio risiede nell'importanza data all'ascolto di ciò che si presenta di istante in istante. Ci si dona all'ascolto del corpo, delle sensazioni e delle emozioni senza interpretazione nè giudizio di ciò che viene vissuto, le articolazioni così sono liberate, la colonna vertebrale lascia andare tensioni profonde, il volere lascia posto al sentire.

Poichè viviamo per lo più in un mondo di concetti e di idee, anche il corpo è diventato un'idea: noi pensiamo il nostro corpo ma non lo sentiamo e la sua energia rimane così imbrigliata nelle tensioni neuro muscolari.

Come Eric Baret indica: "Lo yoga del Kashmir non prevede alcuna nozione di progressione, il fatto di mantenere un poco di più o un poco di meno le posizioni non ci riguarda. Ma quando ci si è resi conto che non c'è niente da acquisire, niente da difendere, niente di cui appropriarsi, scopriamo di avere molto tempo libero e a quel punto l'esplorazione della posa può prolungarsi. In quest'arte, il nostro strumento di esplorazione è la sensibilità, non per svilupparla ma per lasciare che muoia. Quando ogni percezione muore nel cuore c'è tranquillità. Questo è il fulcro della pratica. Per quel che riguarda la tecnica non si può spiegare, deve essere sentita nella totale assenza di intenzione, di sforzo e di attività muscolare.
Per 
    • YOGA DEL KASHMIR, 
    • HATHA YOGA CON LA SFERA ELASTICA, 
    • HATHA YOGA CON ATTREZZI, 
    • SPIRALDYNAMIK® APPLICATA ALLO YOGA

Lorella Conio
cell. 339 7347222 - 
 
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